IMMAGINI DELL'INVISIBILE Un itinerario ed un incontro nella Bellezza originaria

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Trasfigurazione

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La Trasfigurazione

L'icona della Trasfigurazione








Il brano del Vangelo di San Matteo
: 17.1-8

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All`udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

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Breve lettura dell'icona


(dal libro di Angelo Vaccarella: Icone e Feste del Cilco Liturgico)


La prima icona che dipinge, o per essere più esatti, che "scrive" un apprendista iconografo è quella della Trasfigurazione: l'icona della luce, che ci parla della Luce. Gesù Cristo è la Luce, e in una forma comprensibile per gli uomini, questa luce divina la manifestò ai suoi discepoli, più vicini, sul monte Tabor, luogo tradizionale della teofania (Cfr Es.19; 1Re 19). La figura di Cristo emana una luce inaccessibile, che porta nel mondo la grazia e l'illuminazione spirituale. La luce della Trasfigurazione sul monte Tabor illuminò gli apostoli, rendendoli degni di vedere la "luce soprannaturale", che non è carnale. Come nell'esperienza dei resuscitati il corpo è trasformato in luce (Dn. 12, 3; 1Cor. 15, 40) e riveste l'abito bianco (Ap.3, 4-5).

"Ti chiederai come fu possibile che Gesù, quando si trasfigurò alla presenza dei discepoli che aveva condotto con sé su di un alto monte, sia apparso loro nella forma divina che possedeva fin da principio, mentre a quelli che erano rimasti ai piedi del monte si sia mostrato in forma di schiavo... Ma ascolta le mie parole, meditandole nel tuo spirito.

Il testo non dice semplicemente "si trasfigurò", ma Matteo e Marco aggiungono entrambi una precisazione necessaria: "si trasfigurò davanti a loro". In base a tale aggiunta, dovrai dire che era veramente possibile che Gesù si trasfigurasse davanti ad alcuni, senza trsfigurarsi, nello stesso tempo, davanti agli altri.

Se vuoi anche tu contemplare la trasfigurazione di Gesù quale essa avvenne davanti ai discepoli che erano saliti con lui, in disparte, sull`alto del monte, considera il Gesù dei vangeli. Egli viene intuito in maniera più semplice e, per così dire, conosciuto secondo la carne, da coloro che non salgono l`alto monte della sapienza mediante le opere e i discorsi elevati. Egli però non viene più conosciuto secondo la carne ma, predicato come Dio in tutti i Vangeli, egli viene come tale riconosciuto nella sua forma divina, da coloro che salgono con lui sulla montagna, secondo la contemplazione interiore che ne hanno...

Gesù non trasfigura soltanto se stesso davanti a questi discepoli, e non aggiunge alla trasfigurazione della sua persona soltanto lo splendore del suo volto rifulgente come il sole; anche i suoi abiti appaiono risplendenti come la luce... Gli abiti di Gesù sono le sue parole e gli scritti del Vangelo, di cui è come rivestito. Io penso infatti che anche tutto quello che gli apostoli hanno riferito di lui è veste di Gesù, che diventa luminosa per coloro che salgono con lui sulla montagna...

Se dunque ti capita d`incontrare qualcuno che non solo espone con sottigliezza la dottrina della divinità di Gesù, ma sa anche farla trasparire da ogni parola del Vangelo, non esitare ad affermare che per lui le vesti di Gesù sono diventate splendenti come la luce."

(Origene, Commento al vangelo di san Matteo, 12,37-38)



Gesù Cristo


Nella metà superiore dell'icona della trasfigurazione vediamo, al centro, Cristo rivestito di vesti bianchissime - simbolo della risurrezione - e con il volto splendente come il sole: "E, mentre pregava, il suo volto cambiò d`aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante" (Lc. 9, 29).

"Che meraviglia che la sua faccia sia diventata come il sole, se egli è il Sole? Che c'è di strano che la faccia del Sole diventi come il sole? Era il Sole, ma nascosto sotto una nube; rimossa la nube, ecco che splende. Che cosa è questa nube che viene rimossa? Non proprio la carne, ma la debolezza della carne, che viene rimossa per un istante. E` la nube della quale il Profeta disse: "Ecco il Signore sale sopra una nube leggera" (Is 19,1). La nube-carne che cela la divinità; leggera, perché non appesantita da colpe. Nube che cela lo splendore divino; leggera, sollevata anch`essa agli eterni splendori. Nube, perché come si legge nel Cantico: "Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo" (Ct 2,2); leggera, perché è la carne dell`Agnello che porta via i peccati del mondo. Portati via questi! il mondo s`innalza fino al cielo. Coperto da questa nube della carne il Sole, non questo sole che sorge per i buoni e per i cattivi, ma il Sole di giustizia, che sorge solo per quelli che temono Dio. Oggi però, sebbene coperta da questa nube di carne la luce che illumina ogni uomo ha manifestato il suo splendore, glorificando anche la sua carne e mostrandola deificata agli apostoli e, attraverso gli apostoli, a tutto il mondo. Della contemplazione di questo Sole anche tu, Città beata, godrai in eterno, quando, discesa dal cieio, sarai ornata come sposa preparata da Dio per il suo sposo. Questo Sole non tramonterà piú per te, esso ti stende un eterno mattino sereno. Questo Sole non sarà piú coperto di nubi, ma rifulgendo sempre ti ravviva di luce incessante. Questo Sole non ti acceca, ma ti aiuta a vedere, t`invade di divino fulgore. Questo Sole non conosce eclissi, perché il suo fulgore non viene interrotto da nessun tuo dolore; perché "non ci sarà piú né morte, né lutto, né dolore, né grida" che possano oscurare lo splendore a te dato da Dio perché, come fu detto a Giovanni: "Queste cose ormai sono passate" (Ap 21,4). Questo è il Sole del quale il Profeta disse: "Non sarà il sole a farti luce di giorno, né la luna t`illuminerà di notte, ma il Signore tuo Dio sarà la tua luce eterna" (Is 60,19). Questa è la tua luce eterna, che viene dalla faccia del Signore. Senti la voce del Signore, senti la fulgente faccia del Signore; nella faccia, per cui uno è riconosciuto, riconoscete la sua illuminazione. Qui lo credi per fede, lì lo vedrai. Qui vien compreso per intelligenza, lì lo vedrai in se stesso.

Qui vedi attraverso uno specchio e in immagini, li lo vedrai a faccia a faccia (1Cor 13,12). Allora davvero, com`egli ti conosce, sarai irraggiato dal suo eterno splendore, ne sarai felicemente illuminato, gloriosamente illustrato. Allora sotto lo splendore del volto di Dio, si avvererà ciò che il Profeta desiderava: "Faccia risplendere il suo volto sopra di noi" (Sal 66,2).

(Pietro il Vener., Sermo 1, passim)



Intorno alla figura del Signore Gesù sono raccolti dei cerchi di vario colore: quello al centro scuro rappresenta la "tenebra luminosa", cioè l'oscurità della fede di colui che, oltrepassato ogni sapere ed intuizione, vive, nel profondo del proprio cuore, la pienezza della contemplazione del Dio invisibile, che dissipa ogni tenebra con la bellezza della sua luce. Gli altri cerchi, che si espandono progressivamente con colori più chiari, rappresentano i cieli che si aprono e che diffondono sulle creature e sul creato intero, la forza incontenibile della vita nuova, della vita eterna.

Dai piedi del Cristo partono tre raggi - la Trinità - che si dirigono verso i tre apostoli distesi a terra e piegati all'indietro. "Dio nessuno l`ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato." (Gv. 1, 18). Questa manifestazione avviene alla sommità di una montagna, simbolo di unione tra il cielo e la terra.

"Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: "Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore." (Is. 2, 2-3).

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I tre livelli di lettura dell'icona


Nel mondo delle icone è una tra le più belle, ma anche tra le più difficili per la sensibilità occidentale. Tre sono i livelli di lettura dell'icona: il primo nella fascia superiore, il secondo nella fascia di centro. Il terzo nella fascia inferiore.

Il primo livello ci parla dell'annuncio, con la stella al centro della montagna, che indica la presenza di Dio, i Magi, che sono primizia di coloro che vanno verso Betlemme e gli angeli, due che stanno in adorazione, mentre un terzo guarda verso i pastori: i cieli e la terra rifanno amicizia.

Il secondo livello ci parla dell'Incarnazione, con il Bambino in una culla, che è già tomba, la Vergine di stesa su un manto regale, gli angeli e i pastori in adorazione.

Il terzo livello ci parla dell'aspetto umano, con San Giuseppe e le donne che portano le prime cure al Bambino.

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La stella


Il centro assiomatico dell'icona di questa icona è la testa del Bambino Gesù perché essa si trova sul medesimo asse di simmetria su cui è posta la stella che distendendo i suoi raggi in tre diramazioni, rappresenta la Santa Trinità, la Luce trisolare, che è presente fin dal principio.


"Una stella di insolita lucentezza apparve allora a tre Magi d`Oriente, stella più brillante e più bella di tutti gli altri astri, che facilmente attrasse gli occhi e i cuori di coloro che la contemplavano; si poteva in tal modo comprendere che non fosse del tutto gratuito quanto di insolito era dato vedere. Colui che concedeva quel segno a quegli osservatori del cielo, ne concesse del pari l`intelligenza; ciò che fece capire, fece anche ricercare; e una volta cercato, si lasciò trovare.

I tre uomini si lasciano condurre dalla luce proveniente dall`alto e si fissano, contemplandolo senza stancarsi, al chiarore dell`astro che li precede e fa loro da guida; così, sono condotti dallo splendore della grazia fino alla conoscenza della verità, essi che, secondo il buon senso, avevano ritenuto un dovere cercare in una città regale la nascita di un re che era stato loro rivelato da quel segno."

(Leone Magno, Sermo 31, l s.)


Le montagne


Anche nelle tre montagne che si intrecciano tra loro si manifesta il mistero della Trinità. Dio trino ed unico e la montagna centrale, che ospita tutta la scena, rappresenta la seconda persona che è il Cristo.


Questo monte non è sulla terra: è il Cristo stesso. Cita Is 2,2s: Negli ultimi giorni il monte sarà innalzato... ed essi diranno: Venite, saliamo al monte del Signore... ed Eb 12,22: Vi siete accostati al monte Sion. Salirvi è incorporarsi al Cristo.

(Ilario)


I Magi


I tre cavalieri che si vedono nella parte superiore sinistra della icona che indicano "la divina stella" sono i Magi. Essi arrivano da lontano per adorare il Re e quando ne annunciano la nascita, Erode per paura di essere detronizzato, cerca il Bambino per ucciderlo.


"Quale grande dono di grazia! Per quali meriti questi bambini hanno guadagnato la vittoria? Non parlano ancora e già confessano il Cristo. Le loro membra non hanno ancora l`agilità che li renderebbe capaci di sostenere il combattimento, e già riportano la palma della vittoria."

(Quodvultdeus, Discorsi, 2)


Gli Angeli e i pastori


Sempre nella parte superiore dell'icona, ma questa volta a destra della cima del grande monte centrale, troviamo tre angeli: due rivolgono lo sguardo verso il cielo, mentre un terzo, chinandosi, guarda verso i pastori che raffigurano il popolo che camminava nelle tenebre e che vide una grande luce (Is 9,2).

"Un altro angelo ancora recò la buona notizia ai pastori perché essi si purificassero ritirandosi in raccoglimento lontano dalla folla; dopo di lui, poi, la moltitudine delle coorti celesti trasmise agli abitanti della terra quel celeberrimo canto di gloria che si canta lassù."

(Pseudo-Dionigi Areopagita)



Davanti alla grotta vi sono altri tre angeli, chinati e con le mani velate, che adorano il Verbo incarnato: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà" (Lc. 2,14).



La grotta


Al centro dell'icona si spalanca un'ampia grotta nera, simbolo degli Inferi (è la stessa grotta raffigurata nell'icona della Resurrezione). Il peccato genera la morte ed effonde intorno a noi l`oscurità, la tenebra in modo che non possiamo più riconoscere e confessare Dio.



Il bue e l'asino


Nell'interno della grotta ci sono il bue e l'asino che sono figura l'uno del paganesimo idolatra e l'altro della concupiscenza della carne. Isaia (1,2-3) dice: "Ho generato dei figli e li ho cresciuti, ma essi si sono allontanati da me. Il bue conosce il suo proprietario, e l`asino la greppia del suo padrone. Ma Israele non mi ha conosciuto, il mio popolo non mi ha compreso".


Tra i vari significati del bue ritroviamo anche quello dell'abbondanza, del sacrificio, della stoltezza e della pace. L'asino invece era una cavalcatura nobile destinata ai re (Gdc 5,10); Gesù stesso cavalca un puledro d'asina entrando trionfalmente in Gerusalemme (Mt 21, 4-10).



Il Bambino


La luce risplende fra le tenebre; ma le tenebre non l`hanno ricevuta (Gv 1,5). All'interno della grotta la Vergine Maria diede alla luce la Luce. Gesù Bambino è posto in una mangiatoia che ha l'aspetto di una tomba ed è avvolto in fasce come un morto; questi aspetti stanno a simboleggiare la missione per la quale Egli è venuto nel mondo.


"…Ora che è cessata la varietà dei sacrifici carnali, la sola oblazione del tuo corpo e del tuo sangue sostituisce perfettamente la molteplicità delle vittime, poiché tu sei il vero Agnello che toglie i peccati del mondo. In te perfezioni tutti i misteri, perché ci sia un unico regno formato da tutte le genti, come c`è un solo sacrificio che sostituisce tutte le vittime."

(Leone Magno, Sermoni, 8,5-7)



"Affinché l`uomo mangiasse il pane degli angeli e la manna scendesse sull`autentico popolo d`Israele (cfr. Sal 77,23ss), il Verbo si fece carne e abitò fra noi (Gv 1,14). Dio ci vuole umili e ci vuole alti: umili, per evitare la superbia; alti per acquistare la sapienza..."

(Agostino)


La Vergine Maria


Fuori della grotta, la Madre di Dio è raffigurata distesa e vestita di abiti regali. Maria, il cui grembo è sullo stesso asse di simmetria della stella, e per questo del Bambino, rappresenta l'umanità riconciliata. Il suo "si" a Dio ora la vede esausta, stanca nella posa del mento sulla mano, e distesa su un manto di uno splendido color porpora, simbolo della regalità e della passione del Cristo (il Pantocràtore ha le vesti rosse). Lo sguardo della Vergine non è sul Bambino, ma è nel contempo rivolto verso l'infinito, perché "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc. 2,19), e verso i pastori , nell'amorevole gesto di voler estendere il suo amore di mamma nell'accoglienza dell'umanità .


Essa è anche immagine del roveto ardente (Es. 3,2) che brucia e non si consuma: "Un grande stupore si impossessa dell`uomo quando considera il miracolo che Dio scese prendendo dimora in un seno materno, che la sua somma essenza assunse un corpo umano e per nove mesi abitò nell`utero della madre senza contrarietà, e che quel seno di carne fu in grado di portare il fuoco, che la fiamma abitò nel corpo delicato senza bruciarlo. Proprio come il roveto sull`Oreb portava Dio nella fiamma, così Maria portò Cristo nel suo seno verginale." (Efrem Siro, Inno per la nascita di Cristo, 1).


Le tre stelle che Maria porta sulla testa e sulle spalle sono infatti segno della sua santa verginità ante partum, in partum et post partum (prima, durante e dopo il parto).

Giuseppe

Giuseppe


Nella parte inferiore dell'icona, nel terzo livello di lettura, incontriamo Giuseppe seduto in una espressione pensosa e silenziosa. Lo sposo di Maria rappresenta l'umanità che si interroga davanti all'evento inspiegabile. Il dubbio, personificato da Tirso, il pastore che gli sta davanti, lo assale; le tenebre e la paura avvolgono la sua mente.


"Tieni, dice l`angelo in sostanza, la tua sposa che avevi deciso di lasciare, poiché è Dio che te la dà, non i suoi genitori. Te la dona, non per i soliti scopi del matrimonio, ma soltanto perché dimori con te, e la unisce a te per mezzo di me stesso che ti parlo. Ella è affidata ora a Giuseppe, come piú tardi Cristo la affiderà al suo discepolo..."

(Giovanni Crisostomo)


L'alberello e le pecore


Il piccolo alberello tra Giuseppe ed il pastore è il germoglio che spunterà dal tronco di Iesse, il virgulto che germoglierà dalle sue radici (Is. 11,1). Le pecorelle, invece, rappresenta la creazione intera che resta immobile ed estasiata davanti al mistero dell'Incarnazione. La verità è sorta dalla terra, e la giustizia si è affacciata dal cielo (Sal 84,12), in questa natività si è adempiuta anche la parola di Isaia che dice: La terra produca e germini il Salvatore, e sorga insieme la giustizia (Is 45,8).



Le donne e il bagno del Bambino


In basso a destra nell'icona troviamo due donne che hanno cura del Bambino provvedendo al suo bagnetto. Con questo gesto umano viene simboleggiato il Battesimo.


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